• Il borgo
  • Affreschi del registro inferiore del presbiterio
  • Affreschi della volta del presbiterio
  • particolare affresco crocefissione

Il borgo di Oneta

Il borgo di Oneta si trova nel comune di San Giovanni Bianco, ed è collegato a Cornello da un tratto della Via Mercatorum. Qui la tradizione individua la “Casa di Arlecchino”.

Le origini di Oneta risalgono probabilmente al periodo delle invasioni barbariche e la sua storia è legata a quella della nobile famiglia dei Grataroli: una potente famiglia locale i cui componenti vantavano ricchezze e fortune acquisite a Venezia.
I Grataroli erano i proprietari del palazzo conosciuto come “Casa di Arlecchino”, che fecero decorare con pregevoli affreschi, visibili ancora oggi entrando nella camera picta, che testimoniano l’ascesa della famiglia attraverso l’intercessione dei santi taumaturghi legati alla devozione popolare.

La tradizione che identifica Oneta come patria, prima degli zanni e poi di Arlecchino, può ben essere inserita nelle vicende della famiglia Grataroli e della loro presenza, come tanti altri emigrati bergamsachi, a Venezia.
A metà del Quattrocento, molti bergamaschi, soprattutto delle valli, emigrarono a Venezia in cerca di fortuna, dando vita a una comunità attaccata alle proprie radici e alla propria identità e manifestando delle caratteristiche comuni e stereotipate che entrarono a far parte della nascente letteratura popolare della laguna.
Nasce così la maschera dello Zanni, che deriva da Giovanni (nome tra i più diffusi nelle comunità di bergamschi) e che identifica una figura rozza, sguaiata, tonta, dalla parlata rude, aspra e cadenzata.
Con la Commedia dell’Arte, nel Cinquecento, la letteratura popolare assunse connotati più raffinati e meno volgari e dallo Zanni nacque la maschera di Arlecchino.
Arlecchino incontrò enorme successo in Europa, dove i comici italiani erano chiamati per rappresentare la maschera. Tra di loro ci fu anche Alberto Ganassa, che soggiornò in tutte le principali corti europee riscuotendo un notevole successo, e che fu ospite, nel 1550, anche a Oneta nelle stanze di Palazzo Grataroli (non esiste però una precisa documentazione in merito).

All’ingresso di Palazzo Grataroli, inoltre, è visibile un affresco che rappresenta un uomo con un bastone in mano accompagnato dalla scritta: “Chi no è de chortesia, non intrighi in casa mia. Se ge venes un poltron, ghe darò del mio baston”. Questa figura ricorda quella de “l’Homo Selvadego” diffusa nelle comunità retico-alpine.

Palazzo Grataroli oggi è la sede del Museo di Arlecchino.

Il borgo è formato da un gruppo di antiche case, alcune delle quali restaurate nel rispetto della struttura originaria, attraversate da vie porticate, sui cui si affacciano portali in pietra, ballatoi in legno e l’ingresso alla chiesa del Carmine, che custodisce alcune tele del pittore Carlo Ceresa e vari affreschi. Sulle pareti del porticato della Chiesa è affrescato un grande San Cristoforo, posto a protezione dei viandanti lungo la via Mercatorum.

 

Il Borgo di Oneta